Personalità

Sfumature personali

Prima dei trent’anni

I cambiamenti di personalità più significativi avvengono nei primi trent’anni di vita. È il periodo in cui si strutturano tratti come la coscienziosità, la stabilità emotiva e la piacevolezza.

Dopo i trent’anni

Superati i trent’anni, la personalità entra in una fase di stabilità. Gli studiosi parlano di stabilità relativa, ovvero la tendenza di ciascuno di noi a mantenere intatte nel tempo le proprie caratteristiche.

Implicazioni per persone e organizzazioni

Contesti che favoriscono la coscienziosità o la creatività consentono ai nostri tratti distintivi di emergere pienamente. È fondamentale progettare ruoli e ambienti che mettano in risalto i punti di forza dei collaboratori.

Quanto cambiamo dopo i trent’anni?

Cambiamo davvero con il passare del tempo o restiamo essenzialmente gli stessi? Una meta-analisi pubblicata sull’International Journal of Selection and Assessment da Deniz S. Ones, Kevin C. Stanek e Stephan Dilchert (2024) ci aiuta a fare chiarezza sul tema: la personalità cambia, ma in modo molto più prevedibile e limitato di quanto si creda. Questo studio si pone come una critica rigorosa alle ricerche precedenti, che spesso hanno rischiato di semplificare l’impatto degli eventi di vita sulla personalità adulta.

Una revisione

Gli autori partono da una valutazione di studi come quelli di Roberts e DelVecchio che avevano evidenziato la stabilità crescente della personalità con l’età, ma non avevano considerato adeguatamente il ruolo del tempo e delle esperienze. Altre ricerche, come quelle di Bleidorn e collaboratori (2022), hanno analizzato i cambiamenti longitudinali, trovando risultati interessanti, ma non sempre chiari sull’impatto reale degli eventi di vita sulla personalità. Questo studio ambisce a sintetizzare i contributi precedenti, aggiungendo al contempo una prospettiva più completa grazie a un’analisi approfondita delle dinamiche di stabilità e cambiamento nel tempo.

La stabilità relativa

Un concetto centrale dello studio è quello di stabilità relativa. Immaginiamo di confrontarci con i nostri pari su alcune caratteristiche di personalità, come l’estroversione o la coscienziosità. Se siamo sul podio per estroversione a vent’anni, probabilmente manterremo quella posizione anche a cinquanta. Questo non significa che non cambieremo, ma che il nostro cambiamento sarà coerente rispetto agli altri. La stabilità relativa, infatti, misura quanto le nostre caratteristiche rimangono stabili nel tempo in rapporto a quelle dei nostri coetanei.

I dati mostrano che questa stabilità cresce con l’età. Secondo lo studio, le correlazioni tra i punteggi della personalità aumentano dallo 0.70 nei trent’anni fino a raggiungere livelli molto alti vicini allo 0.94, in età avanzata. Questo risultato sottolinea che, dopo i trent’anni, la personalità cambia poco nel suo nucleo essenziale. Si tratta di un ciclo di sviluppo che non è casuale. Riflette ciò che gli studiosi chiamano “principio di maturità”: la nostra personalità si adatta all’età per renderci sempre più pronti ad affrontare le sfide della vita adulta. Non sorprende, quindi, che il cambiamento sia più intenso nei primi trent’anni.

Consolidamento

E dopo? Superati i trent’anni, la personalità entra in una fase di consolidamento: gli eventi della vita – come il matrimonio, la nascita di un figlio o un cambio di lavoro – possono aggiungere sfumature, ma non riscrivono il nostro modo di essere. Come sottolineano gli autori, è come arricchire un quadro con qualche pennellata: l’immagine di base rimane la stessa.

I BigFive: Come evolvono nel tempo?

Coscienziosità: Questo tratto, legato a organizzazione e responsabilità, cresce rapidamente nei vent’anni, raggiunge un plateau nei trenta e poi rimane stabile. È il tratto che subisce i cambiamenti più significativi nella fase di maturazione.

Stabilità emotiva: Incrementi importanti si osservano fino ai quarant’anni, con una maggiore capacità di gestire ansia e stress. Dopo questa età, i cambiamenti rallentano, ma restano positivi.

Piacevolezza e apertura mentale: La piacevolezza, che favorisce empatia e relazioni positive, cresce nei primi trent’anni, mentre l’apertura mentale – legata alla ricerca di novità – aumenta nei vent’anni, diminuendo successivamente.

Estroversione: Suddivisa in due domini, dominanza e vitalità sociale, la prima rimane stabile già dai venticinque anni, mentre la seconda tende a calare dopo i cinquanta.

Cosa significa per le organizzazioni?

Le implicazioni di questa ricerca sono profonde per chi lavora con le persone. L’idea di “modificare” la personalità dei collaboratori è irrealistica. Piuttosto, occorre concentrarsi su come integrare e valorizzare i tratti esistenti. In che modo?

Strategie di selezione consapevole: Identificare persone già adatte ai ruoli attraverso un’analisi approfondita dei tratti di personalità consente di massimizzare l’efficacia delle assunzioni.

Adattare i ruoli ai tratti personali: La progettazione del lavoro dovrebbe tener conto dei punti di forza delle persone. Ad esempio, chi è coscienzioso eccelle in ruoli che richiedono precisione, mentre chi è estroverso si esprime al meglio in posizioni orientate al contatto.

Creare contesti che attivino i tratti desiderati: Gli ambienti di lavoro possono essere progettati per stimolare creatività, collaborazione o affidabilità, in base ai tratti predominanti dei collaboratori.

Personalizzare la formazione: Interventi mirati, ad esempio corsi strutturati sulla gestione dello stress possono aiutare a migliorare tratti specifici, si pensi ad esempio alla stabilità emotiva, rafforzando i collaboratori senza però aspettarsi trasformazioni radicali.

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Riferimenti bibliografici

Bleidorn, W., Hopwood, C. J., & Lucas, R. E. (2018). Life events and personality trait change. Journal of Personality, 86(1), 83–96. https://doi.org/10.1111/jopy.12286

Ones, D. S., Stanek, K. C., & Dilchert, S. (2024). Beyond change: Personality–environment alignment at work. International Journal of Selection and Assessment. Advance online publication. https://doi.org/10.1111/ijsa.12507

Roberts, B. W., & DelVecchio, W. F. (2000). The rank-order consistency of personality traits from childhood to old age: A quantitative review of longitudinal studies. Psychological Bulletin, 126(1), 3–25. https://doi.org/10.1037/0033-2909.126.1.3

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