Essere empatici significa percepire il mondo interiore dell’altro come se fosse il proprio, senza mai perdere questa qualità del «come se». Carl R. Rogers
Allenare l’empatia, non soltanto parlarne
Si parla continuamente di empatia. La chiediamo a chi cura, a chi insegna, a chi coordina persone, a chi ascolta per professione. La invochiamo nelle coppie, nei gruppi di lavoro, nelle relazioni difficili. Eppure, quando arriva la domanda più semplice, come si allena concretamente, le risposte diventano molto meno immediate.
Empàthia© nasce da qui: dall’idea di trasformare una capacità spesso descritta in termini astratti in qualcosa che si possa osservare, sperimentare e discutere. Le carte propongono situazioni, prospettive e domande che invitano a compiere un movimento preciso.
Dire «mettiti nei suoi panni» è facile. Farlo è molto più difficile: quando ascoltiamo qualcuno portiamo con noi esperienze, convinzioni, ricordi e aspettative, e il rischio è credere di comprendere l’altro mentre stiamo completando la sua storia con la nostra.
EMPÀTHIA
Abbiamo messo un accento dove normalmente non c’è
Empàthia© costringe per un istante a rallentare lo sguardo su una parola che usiamo così spesso da rischiare di non interrogarla più. È esattamente ciò che chiedono le carte: fermarsi prima di presumere di avere capito l’altro. Perché empatia non significa indovinare ciò che una persona prova, né provare la stessa cosa al suo posto: significa avvicinarsi alla sua esperienza mantenendo abbastanza spazio per ricordare che io sono io e l’altro rimane altro.
L’empatia non è una cosa sola
Non esiste un elenco universalmente condiviso di tipi di empatia. I modelli più accreditati descrivono dimensioni collegate ma non sovrapponibili: Davis ne propone quattro nell’Interpersonal Reactivity Index, altri distinguono processi cognitivi, affettivi e di regolazione.
- Cognitiva Comprendere il punto di vista dell’altro, immaginando come una situazione appaia dalla sua prospettiva.
- Affettiva Risuonare emotivamente con ciò che l’altro vive, senza provare per forza la stessa emozione.
- Preoccupazione empatica L’orientamento verso l’altro che porta a interessarsi al suo benessere.
- Disagio personale L’ansia rivolta verso di sé davanti alla sofferenza altrui: sentire molto non significa comprendere meglio.
- Immaginativa Entrare mentalmente nell’esperienza di personaggi, storie e situazioni non vissute.
Empatia e compassione, invece, non coincidono: la compassione comprende un orientamento di cura verso la sofferenza altrui ed è studiata come processo distinto (Singer e Klimecki, 2014).
Un’immagine, una domanda, uno spazio di apertura
Ogni carta è costruita su due soli elementi. Il formato ovale crea uno spazio visivo che accoglie: l’immagine arriva prima delle difese razionali e apre la conversazione senza chiedere subito di spiegarsi. La domanda operativa è sempre aperta e porta immediatamente sul cambio di prospettiva.
Le sedici carte non toccano l’empatia in modo generico: lavorano sulle tre direttrici del modello multidimensionale di Decety e Jackson, cioè la condivisione affettiva, il perspective taking e la regolazione del sé.
- Condivisione affettiva: la risonanza emotiva immediata, il sentire con l’altro.
- Perspective taking: lo sforzo deliberato di comprendere il punto di vista altrui.
- Regolazione del sé: mantenere i confini fra sé e l’altro senza fondersi.
Con le coppie le carte danno il meglio
È il contesto in cui l’effetto si vede prima: due persone raccontano la stessa scena in due modi diversi e se ne accorgono nello stesso momento.
La stessa scena, due racconti
Ognuno sceglie la carta che rappresenta come ha vissuto un episodio. Le due scelte messe accanto rendono visibile la distanza fra i due vissuti, senza che nessuno debba dichiararla.
Si parla senza accusare
L’immagine fa da terzo elemento: la persona indica la carta invece di puntare il dito. La conversazione parte da una figura condivisa e non da un rimprovero.
Le intenzioni non verificate
Nelle relazioni di lunga durata attribuiamo all’altro intenzioni che non abbiamo mai controllato. Le domande delle carte riportano in superficie proprio queste attribuzioni.
Vicinanza senza confusione
Avvicinarsi al vissuto del partner mantenendo il proprio: è la distinzione fra sé e l’altro, la parte più difficile e la più utile del lavoro di coppia.
Dove usare le Carte Empàthia©
Oltre a questi quattro contesti, le carte trovano casa nelle professioni sanitarie e socio-sanitarie e nei percorsi educativi e scolastici.
Colloquio individuale
Per esplorare come la persona legge emozioni, intenzioni e punto di vista degli altri, oppure per lavorare sulle difficoltà che compaiono nelle relazioni.
Counseling e coaching
Per trasformare il tema dell’empatia in un’esperienza da attraversare durante l’incontro, anziché lasciarlo sul piano delle definizioni.
Gruppi e team
La stessa situazione può essere letta in modi molto diversi: le carte permettono di confrontare prospettive e osservare quanto facilmente attribuiamo intenzioni non verificate.
Aula e formazione
Diventano esercitazioni individuali, a coppie o in piccolo gruppo per lavorare su ascolto, comunicazione, conflitto, collaborazione e relazioni professionali.
Tre cose che sappiamo sull’empatia
Si può allenare
L’empatia non è un tratto fisso che si ha oppure non si ha. Gli studi che hanno messo a confronto gruppi con e senza formazione dedicata mostrano miglioramenti reali dopo un percorso mirato: allenarla è possibile, e produce effetti osservabili.
Teding van Berkhout e Malouff, 2016; Wu et al., 2024Comprendere e sentire non sono la stessa cosa
Capire il punto di vista dell’altro, risuonare emotivamente, preoccuparsi per lui e gestire il proprio coinvolgimento sono processi differenti. Provare molto non significa comprendere meglio: a volte l’intensità emotiva confonde invece di aiutare.
Davis, 1983; Decety e Jackson, 2004Conta l’empatia che l’altro percepisce
Nella relazione di aiuto non basta sentirsi empatici. Quando la persona percepisce di essere compresa, il percorso funziona meglio: è il suo punto di vista, non il nostro, a fare la differenza sull’esito.
Elliott et al., 2018Empàthia© non è un test psicologico e non misura il livello di empatia di una persona. È uno strumento esperienziale costruito per lavorare, attraverso domande e situazioni, su processi che la ricerca scientifica riconosce come parti dell’esperienza empatica.
Due formule, un solo strumento
Il file arriva entro poche ore dall’acquisto, si stampa in copie illimitate e si usa anche a schermo condiviso nelle sessioni online.
Carte Empàthia© in PDF stampabile
- Sedici carte in formato ovale, pronte per la stampa
- File disponibile entro poche ore dall’acquisto
- Stampa illimitata, senza copie da riacquistare
- Indicazioni d’uso incluse nel file
- Utilizzabili anche a schermo condiviso da PC o tablet
- Nessuna spedizione e nessuna attesa
- Adatte a chi lavora già con strumenti esperienziali
Carte Empàthia© con corso on demand
- Le sedici carte in PDF stampabile già incluse
- Corso on demand dedicato al loro utilizzo
- Come introdurre le carte e quali domande porre
- Come accompagnare la scelta della carta nel colloquio
- Applicazioni in colloqui individuali, gruppi e aula
- Ritmo libero, nessuna data fissa in calendario
- Pensata per iniziare a usarle con maggiore sicurezza
Prima di acquistare
Perché il nome Empàthia©, con l’accento?
L’accento serve a rallentare lo sguardo su una parola usata così spesso da non essere più interrogata. È lo stesso movimento che chiedono le carte: fermarsi prima di presumere di avere capito l’altro.
Quante carte compongono il mazzo?
Sedici, costruite su tre direttrici funzionali: condivisione affettiva, perspective taking e regolazione del sé. Ogni carta propone un’immagine in formato ovale e una domanda aperta.
Sono un test psicologico?
No. Non misurano il livello di empatia di una persona. Sono uno strumento esperienziale che lavora, attraverso domande e situazioni, su processi che la ricerca riconosce come parti dell’esperienza empatica.
Che cosa ricevo dopo l’acquisto?
Un file PDF ad alta risoluzione con le sedici carte e le indicazioni d’uso, via email entro poche ore, insieme alla ricevuta. Con la formula completa ricevi anche l’accesso al corso on demand.
Serve una qualifica specifica?
Per l’uso personale no. Per l’impiego professionale in counseling, formazione e relazione di aiuto consigliamo la formula con il corso: le carte facilitano il dialogo e il risultato dipende dalla conduzione.
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Riferimenti bibliografici
- Davis, M. H. (1983). Measuring individual differences in empathy: Evidence for a multidimensional approach. Journal of Personality and Social Psychology, 44(1), 113-126. https://doi.org/10.1037/0022-3514.44.1.113
- Decety, J., & Jackson, P. L. (2004). The functional architecture of human empathy. Behavioral and Cognitive Neuroscience Reviews, 3(2), 71-100. https://doi.org/10.1177/1534582304267187
- Elliott, R., Bohart, A. C., Watson, J. C., & Murphy, D. (2018). Therapist empathy and client outcome: An updated meta-analysis. Psychotherapy, 55(4), 399-410. https://doi.org/10.1037/pst0000175
- Kahneman, D. (2011). Thinking, fast and slow. Farrar, Straus and Giroux.
- Rogers, C. R. (1975). Empathic: An unappreciated way of being. The Counseling Psychologist, 5(2), 2-10. https://doi.org/10.1177/001100007500500202
- Singer, T., & Klimecki, O. M. (2014). Empathy and compassion. Current Biology, 24(18), R875-R878. https://doi.org/10.1016/j.cub.2014.06.054
- Teding van Berkhout, E., & Malouff, J. M. (2016). The efficacy of empathy training: A meta-analysis of randomized controlled trials. Journal of Counseling Psychology, 63(1), 32-41. https://doi.org/10.1037/cou0000093
- Wu, X., et al. (2024). Categories of training to improve empathy: A systematic review and meta-analysis. Psychological Bulletin, 150(10), 1237-1260.
